Poco più di un’ora per dirsi ufficialmente addio. Così l’ormai ex direttore del Lecce Pantaleo Corvino con al suo fianco il presidente Saverio Sticchi Damiani si è voluto separare da quella che è stata la piazza che più ha amato nella sua lunga carriera da direttore sportivo. L’uomo che più ha vinto in giallorosso aveva da sempre un desiderio ed era quello di fare il direttore sportivo del Lecce, la squadra per la quale ha da sempre fatto il tifo. E adesso, dopo ben 13 anni (divisi in due “ere” calcistiche) alla guida del mercato giallorosso, Corvino ha detto stop per stanchezza. Non perché voglia dire basta al suo lavoro, ma perché, dopo sei anni fatti di budget centellinati al millesimo e una piazza che, a suo dire, si è divisa tra chi lo ha osannato e chi lo ha criticato, vuole riposarsi per poi riprendere a macinare trattative e colpi di mercato in altri lidi.
Non deve sorprendere la scelta. Che il direttore fosse stanco lo si era capito già dalla gestione dell’ultimo mercato, probabilmente il più difficile della sua seconda “vita” in giallorosso. Il calciomercato estivo e quello di riparazione della stagione appena conclusa non rimarranno impressi nelle menti dei tifosi come quelli precedenti che avevano permesso al Lecce di rimettere in sesto i conti dopo il Covid e di fare delle importanti plusvalenze, migliorando sensibilmente il parco giocatori. Ndaba, Sala e Fofana si sono rivelati degli acquisti sbagliati e anche Stulic lo sarebbe stato, visto che ha caratteristiche differenti da quelle necessarie per il granitico 4-3-3, se non avesse realizzato il gol salvezza contro il Sassuolo quando finalmente ha potuto disporre di un compagno di reparto più vicino a lui. Il serbo, come del resto il suo alter ego di gennaio Cheddira, si è acceso alla fine dopo mesi di letargo, mentre gli unici prospetti con possibili margini di crescita tra le acquisizioni degli ultimi dodici mesi possono essere inquadrati nei nomi di Siebert e Ngom. Davanti ad un mercato estivo non certo impeccabile tanto ha fatto Di Francesco per riuscire a spremere al meglio una rosa che non è stata migliorata nel mercato di gennaio e molto del merito di quest’ultima salvezza va a lui e al suo vice Del Rosso, il grande artefice di una fase difensiva davvero ottimale.
Corvino ha quindi detto basta perché probabilmente era impensabile per lui che questa squadra potesse continuare nei miracoli con un monte ingaggi così basso e, volendo tirare le somme sul suo connubio con il Lecce, bisogna solo ringraziarlo per quanto fatto soprattutto durante la presidenza Sticchi Damiani. Non era facile ripianare le perdite lasciate dal suo predecessore e riportare così tanti successi al punto che a Lecce si è festeggiato ogni anno nelle ultime cinque stagioni.
Il lavoro è stato grandioso non solo con la prima squadra, ma anche con il settore giovanile ed è per questo che ora non bisogna commettere gli errori commessi nel 2005 quando Corvino lasciò i Semeraro con destinazione Firenze. Il patrimonio del settore giovanile venne dilapidato allora nel giro di poche stagioni mentre la prima squadra andò incontro ad una retrocessione amara pur avendo in rosa fior di calciatori.
Corvino oggi lascia ai dirigenti una macchina oliata e dei conti perfetti tanto che Sticchi Damiani ha cercato sino all’ultimo di fargli cambiare idea. Il lascito del direttore dovrà essere preservato anche se non è facile scegliere il suo successore sapendo di dover recuperare del tempo perduto perché è innegabile che questa scelta a fine stagione ha colto impreparata la società. In primis si dovrà scegliere se proseguire con Trinchera, che avrà saputo certamente carpire dal “maestro” qualche segreto per cogliere degli affari in giro per il mondo, oppure cambiare completamente corso. In quest’ultimo caso bisognerebbe almeno ricominciare da Di Francesco come segno di continuità con il recente passato. Il tecnico, pur avendo un altro anno di contratto, deve però essere convinto a continuare nel Salento visto che vorrebbe un campionato più tranquillo e ciò non sarà facile, ma, da quanto affermato nei mesi scorsi, il presidente proverà a proseguire con lui.
Sticchi Damiani ha l’intelligenza adeguata per non depauperare quanto accumulato in questi anni in termini di esperienza nel modo di gestire le risorse e in termini di entusiasmo di una piazza che, a mio modesto parere, ha sempre capito quanto complicato sia stato il lavoro svolto da Corvino e quella che è la filosofia del club, ma che avrebbe almeno voluto negli ultimi due anni qualche giocatore più di fantasia in rosa. Questo è stato l’unico vero motivo di critica degli ultimi mesi verso quello che è stato, è e probabilmente resterà il miglior direttore sportivo della storia del Lecce.
Foto a cura di Andrea Stella















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