Pantaleo Corvino è stato il più grande tra i direttori sportivi del Lecce e non ci sono dubbi a riguardo. Ha superato il suo caro maestro Mimmo Cataldo a cui è così legato tanto da far appendere in sala stampa la foto che li vedeva assieme. I tanti successi da lui raggiunti sono davanti a ciascuno dei tifosi giallorossi anche se Corvino non li rimarcasse ad ogni intervista che concede come a voler proteggersi da qualsiasi possibile errore commesso.
La scelta di ricaricare le batterie dopo anni di battaglie, per far salvare la squadra e far quadrare i conti di una società con pochi denari, è comprensibile ma non condivisibile per i tempi. Nella conferenza stampa – o meglio discorso ai giornalisti e ai tifosi collegati via internet per via dell’assenza di domande – di otto giorni fa ha affermato di non aver comunicato prima della fine della stagione la sua ferma decisione di voler dire basta al progetto Lecce in modo da non turbare il gruppo squadra durante la lotta salvezza. Questo tuttavia ha sicuramente spiazzato e messo in crisi una società che ha fatto della programmazione il suo punto di forza. Almeno il presidente Sticchi Damiani, accanto a lui nel giorno del commiato, doveva essere avvisato di tale decisione ben prima di quanto fatto, visto che non credo che questa voglia di staccare la spina sia maturata solo nelle ultime giornate. In questo modo e con diversi mesi di preavviso, il Lecce si sarebbe mosso di conseguenza sia se si fosse ripartiti dalla B sia, cosa che è avvenuta, se ci fosse stata la tanto desiderata quarta salvezza consecutiva in A.
Ieri l’ex direttore ha svolto una lezione in Università e, rispetto a quanto riferito nella conferenza dell’hotel President, sono emerse delle sfumature che rendono il quadro della situazione più chiaro. In primis Corvino ha dichiarato che non ha più le forze per una campagna trasferimenti come quella che vuole fare il Lecce, fatta di sostenibilità e spese contenute. Quindi si può dedurre che, se il Lecce fosse stato in grado di fornire più budget, probabilmente avrebbe rispettato il contratto in essere con i giallorossi da capo branco come lui stesso si è definito ieri. Ma se si pensa che questo calciomercato appariva molto meno complicato di altri visto che vi era la possibilità di vendere agevolmente due pezzi pregiati come Tiago Gabriel e Falcone per svariati milioni, questa giustificazione appare forzata.
Sembra molto più evidente che Corvino abbia deciso di lasciare il club per le critiche ricevute da una parte dei tifosi, argomento emerso ancor meglio ieri in università. C’è da dire che le ultime due sessioni di mercato non sono state brillanti come ci aveva abituato il direttore in passato e capita, soprattutto nell’era dei social, di essere al centro di “discorsi da bar” sgradevoli, figli di un’epoca dove tutti si sentono in diritto di dire la propria anche in toni aspri e insultanti. Tuttavia questo non dovrebbe interessare chi fa il mestiere di uomo mercato da anni e che sa benissimo che non si può piacere a tutti. Anche perché sono proprio i direttori sportivi insieme agli allenatori ad essere giudicati quando una squadra non gioca bene, è una delle regole non scritte del mondo del calcio. Ed è proprio per questo suo sentirsi non amato dai tifosi giallorossi che Corvino ha mosso a pretesto il fatto di voler rifiatare quando già si vocifera che tra un mesetto potrebbe ripartire ed essere alla guida del mercato di un nuovo club.
Corvino, lasciando da parte una minoranza di tifosi, è sempre stato considerato dai leccesi come l’artefice principale dei successi conseguiti dal club con lui al timone dell’area tecnica ed è un peccato che oggi la sua scelta possa far partire male la stagione del Lecce visto che il mercato è già entrato nel vivo ed il Lecce solo oggi ha mosso i primi passettini.
Spiazzata dalla scelta, la società è alla ricerca di un uomo forte da affiancare a Trinchera, dal quale proprio Corvino si è voluto staccare definitivamente ieri in università senza mai nominare il suo ormai ex braccio destro. Dire che il nuovo direttore sportivo non dovrà essere accomunato a lui sta a significare che l’ex difensore giallorosso dovrà cavarsela da solo nel caso il Lecce decidesse di andare avanti solo con la sua figura, senza poter così contare su eventuali consigli.
Sempre relegato in un ruolo secondario, Trinchera già questa mattina ha avuto il placet della società per iniziare a operare i rinnovi dei contratti di quei calciatori per i quali il Lecce aveva una opzione per allungarne il legame. Ma intanto è necessario che alle sue spalle ci sia una figura importante per programmare il mercato perché Trinchera non ha ancora la giusta esperienza per operare da solo in A visto il posizionamento marginale avuto nell’era Corvino.
I nomi si rincorrono e bisogna fare in fretta in modo da raddrizzare subito la stagione perché altrimenti un eventuale fallimento sarebbe come un destino infausto già avvenuto nel 2005 che vede il Lecce smettere di essere vincente dopo l’addio del suo capo branco.




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