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cultura

Fake news e par condicio al Festival dei giornalisti del Mediterraneo

Fake news e par condicio al Festival dei giornalisti del Mediterraneo
La Redazione
4 Settembre 2019 14:47
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OTRANTO – Terza giornata, mercoledì 4 settembre, della XI edizione del Festival Giornalisti del Mediterraneo di Otranto, nella quale si parlerà di fake news anche con la testimonianza di Maria Badalamenti, pronipote di “don Tano”, autrice del libro “Sono nata Badalamenti” scritto per smentire le pesanti illazioni circolate on line sul padre, vittima delle vendette trasversali mafiose. Gli altri temi in programma: la professione del giornalista, par condicio e media e il tema del soccorso in mare con la testimonianza del Sovrano Ordine di Malta che vedrà la partecipazione di Gabriele Checchia, ambasciatore dell’Ordine di Malta presso le Nazioni Unite a Roma. Sempre domani sera l’inaugurazione della mostra (Largo Porta Alfonsina) sulla storia millenaria dell’Ordine di Malta, antica istituzione cattolica impegnata in ambito umanitario e diplomatico in tutte le principali aree del pianeta teatro di guerre, disastri naturali, violenze.

Di seguito un focus più dettagliato sul programma del 4 settembre:

4 settembre, ore 20.30, Piazza del Popolo

“Disinformazione e fake news: l’argine della deontologia”

Interventi di Gianni Svaldi, presidente di Doc Press; Francesco Bruni, avvocato; Maria Badalamenti, testimone di mafia. Modera: Paolo Di Giannantonio, Tg1 Rai

Pronipote di Gaetano, capo della cosca mafiosa di Cinisi morto nel 2004 in un carcere americano, Maria Badalamenti ha deciso di raccontare la verità per smentire le illazioni sulla sua famiglia. “Sono nata Badalamenti”: si chiama così il libro con il quale Maria, nata a Palermo con un cognome pesante, affronta il pregiudizio e il disprezzo che quel cognome ancora oggi evoca, con tutto il carico di affari, sangue, violenza. Mafia.  Il padre Silvio, nipote del boss “don Tano”, unico esponente della famiglia non affiliato a “Cosa nostra”, viene ucciso mentre sta andando a piedi a lavorare, nel 1983, da un commando mafioso: quando i corleonesi vincono la guerra di mafia e Badalamenti diventa un nemico da abbattere. Tano si rifugia in Sudamerica e poi negli Stati Uniti, dove mette in piedi la “Pizza Connection”. Gli uomini di Riina fanno terra bruciata attorno al loro storico nemico. Maria ha nove anni, la sua vita cambia per sempre.  Ma ha dovuto aspettare di diventare adulta, di prendere consapevolezza anche del suo temperamento che definisce “libero”, di vivere sulla propria pelle e quella della sua famiglia cosa significa portare quel cognome ancora oggi a Palermo. Ha dovuto aspettare di diventare madre per trovare la forza per abbracciare un percorso coraggioso ma necessario “per dare pace alla memoria di mio padre”, dice Maria, “e perché mia figlia non debba vergognarsi del mio cognome. Si può essere Badalamenti in maniera onesta”. Come aveva dimostrato suo padre Silvio, appunto, che aveva scelto la via dell’onestà, dello studio e del lavoro che, tuttavia, non lo hanno messo al riparo dalle vendette trasversali mafiose.

“Ci ho messo tutta la vita”, racconta ancora Maria, “a liberarmi dal pregiudizio che ancora oggi esiste a Palermo, dove ho comunque scelto di rimanere a vivere, per rispetto della scelta che all’epoca fece mio padre di non andar via.  Quando sono iniziate a circolare sul web illazioni pesanti su mio padre, spacciate a mo’ di notizie ma senza che fossero minimamente documentate, con mia madre e mia sorella abbiamo navigato nel dolore, abbiamo cominciato una battaglia legale per fare pulizia di articoli e titoli falsi.  Nel massimo della disperazione, nasce l’idea del libro come strumento per fare chiarezza. L’ho scritto di getto in appena due mesi, ma ci ho impiegato cinque anni prima di riuscire a pubblicarlo, ho dovuto combattere tantissimo prima di trovare un piccolo editore coraggioso. Sono fortunata perché lungo la mia strada ho trovato tante persone che mi sono state e mi sono vicine. Anche perché chi fa antimafia vera, è condannato a restare da solo”.

Tra queste persone anche Paolo Di Giannantonio, giornalista Rai del Tg1, che modererà l’incontro di domani e che ha incontrato diverse volte Maria Badalamenti, che definisce “un personaggio straordinario, una donna di grande coraggio”. “Un coraggio che va sentito, rispettato e rilanciato”, prosegue Di Giannantonio. “Abbiamo la fortuna di avere una persona che sceglie di non stare in silenzio e che caparbiamente ripete la verità. E quindi diventa un personaggio quasi unico, anche per la forza e l’importanza di quello che scrive: oltre all’aspetto personale, racconta di don Tano, della guerra di mafia che c’è stata in Sicilia e, per stare al tema delle fake news, della vicenda di cui è stata vittima con la sorella e la madre. Il padre è stato ucciso per il suo cognome, per la cosiddetta vendetta trasversale. Tutto questo ci ricorda che la mafia esiste, ma ribadisce anche il no coraggioso alla mafia”.

Badalamenti e Di Giannatonio discuteranno di disinformazione e fake news con Gianni Svaldi, presidente di DocPress, e Francesco Bruni, avvocato ed ex senatore, che sottolinea “la necessità di introdurre strumenti di difesa significativi per combattere non un singolo problema, ma un fenomeno dilagante.  Fake news e disinformazione, notizie addomesticate che servono interessi di parte costituiscono un problema che ha diversi impatti: la tutela dei diritti del consumatore, il libero orientamento del cittadino-elettore, l’utente che si interfaccia con la pubblica amministrazione. Un fenomeno che non è facile arginare, già solo per l’aspetto tecnologico. Ecco perché servono strumenti di difesa significativi”.

4 settembre, ore 22, Piazza del Popolo

“Giornalista: una professione che cambia”

Interventi di Piero Gaffuri, direttore Transformation Office – Rai; Felice Blasi, Corecom Puglia; Patrizio Nissirio, Ansa. Modera Vincenzo Sparviero, Gazzetta del Mezzogiorno

L’informazione, racconta Felice Blasi del Corecom di Puglia, “vive in tutto il mondo una condizione drammatica ed esaltante allo stesso tempo: esaltante, per la moltiplicazione di contenuti informativi, di soggetti che li forniscono e divulgano, e di mezzi tecnologici per crearli, diffonderli ed accedervi; drammatica, per la crisi dei tradizionali modelli editoriali, dall’informazione cartacea a quella radiotelevisiva. In questo panel si cercherà di oltrepassare il pensiero della crisi del giornalismo, per riflettere sul tema dal punto di vista della trasformazione dell’informazione, guardando ai nuovi bisogni e alle nuove abitudini del pubblico, e quindi alle potenzialità e agli sviluppi che ne derivano, a possibili nuovi paradigmi informativi”. Serve insomma una nuova cultura della professione, aggiunge Patrizio Nissirio, “ma anche una fortissima, mai come ora, capacità di comprenderei possibili utilizzi positivi dei nuovi media, continuando ad utilizzare ovviamente il rigore che deve essere base del nostro lavoro. Bisogna insomma governare la trasformazione, anche se si tratta di un processo difficile: non c’è alternativa. Sono però ottimista al riguardo: cambieremo il nostro modo di lavorare, ma i fondamenti della nostra professione resteranno gli stessi”.

4 settembre, ore 20.30, Largo Porta Alfonsina

“Corecom, par condicio e media: le regole della comunicazione politica”

Interventi di Stefano Polli, vice direttore Ansa; Antonio Greco, direttore Salentolive24; Felice Blasi, Corecom Puglia; Mario Morcellini, Commissario Agcom. Modera Gabriele De Giorgi, Lecceprima.

Impietosa la fotografia riportata da Mario Morcellini, consigliere alla comunicazione alla “Sapienza”, Università di Roma, e attualmente commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Studiando le campagne delle ultime elezioni Politiche e di quelle Europee, Morcellini rileva infatti “un radicale deficit dell’informazione politica in Italia: quello di essere concepita più per gli attori della comunicazione politica che per permettere ai pubblici di aumentare le loro competenze di partecipazione e di scelta”.  “Ciò diventa ancora più problematico”, sottolinea il Commissario Agcom, “in un momento storico in cui i politici si affannano, quasi compulsivamente, a comunicare entro un meccanismo che, se riduce la complessità del discorso politico, lo appiattisce sul tam tam della vita quotidiana, intercettando per di più una tendenza dei moderni a vivere il digitale come polarizzazione o intrattenimento continui. Un meccanismo, cioè, che se da un lato fa finta di essere democratizzante, dall’altro rischia di distorcere demagogicamente i nodi del nostro tempo: basti pensare a quante parole si dicono sui migranti – che non hanno alcuna possibilità di risposta – e quante mancano sull’ambiente, sull’inoccupazione giovanile o sull’Europa. Il paradosso è che di questi temi non c’è stata adeguata traccia neppure nelle elezioni europee”.

Par condicio e pluralismo, aggiunge Stefano Polli, sono questioni sempre più importanti e strategiche “e rappresentano un pilastro della democrazia nel momento in cui la veloce evoluzione tecnologica ha ampliato la gamma di strumenti per l’informazione. Internet, i social e i blog hanno portato un nuovo modo di fare informazione e comunicazione, dove non sempre tutte le parti coinvolte hanno le stesse possibilità di espressione”. Per questo, conclude Polli, “è opportuna una profonda riflessione sull’informazione nella nuova era del giornalismo”.

4 settembre, ore 22.30, Largo Porta Alfonsina

Il Sovrano Ordine di Malta e il soccorso in Mare

“Testimonianze, reportage, il coraggio dei volontari”

Interventi di Gabriele Checchia, ambasciatore dell’Ordine di Malta presso le Nazioni Unite a Roma; Pierpaolo Cariddi, sindaco di Otranto. Modera Marianna Balfour, Ufficio comunicazione Sovrano Ordine di Malta

Dalla viva voce dei protagonisti, la storia di un’antica istituzione cattolica che vanta 900 anni di vita, la presenza in 120 Paesi del mondo, rapporti diplomatici con 108 di essi e una rete di volontari – 80mila persone – impegnate in ambito umanitario e diplomatico in tutte le principali aree del pianeta teatro di guerre, disastri naturali, violenze, pronte ad assicurare sostegno alle comunità colpite dagli stessi e lo sviluppo di progetti medico-sociali.

 

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