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Attenzione al finto ginecologo che molesta le donne

Un molestatore seriale da mesi spaventa le donne pugliesi: a fare emergere la terribile situazione, l’account Instagram di Noemi De Vitis, una giovane donna vittima anche lei, che negli ultimi giorni sta raccogliendo decine di testimonianze da tutta Italia, ma soprattutto dalla provincia di Lecce.

Questi i fatti: un uomo dalla voce profonda ed il fare apparentemente professionale, da mesi chiama con numero privato le donne, solitamente in prossimità di giornate festive (ad esempio la vigilia di Ferragosto), o in orari notturni, presentandosi ora come un medico ginecologo, ora come un addetto dell’Asl o un tecnico di un centro analisi. È in possesso di dati personali sensibili quali numeri di telefono, indirizzi, date di nascita, e da subito instilla il dubbio di problemi negli esami svolti dalle donne, che necessitano di un suo ulteriore “consulto”. È bene sottolineare che l’uomo a volte si presenta con il nome di “Francesco Lirante o Licante”, nome che al momento risulta falso.

Il molestatore cerca di spaventare le donne (spesso giovani minorenni), e di convincerle a mostrarsi svestite su applicazioni di videochiamata (Zoom o Hangouts) commentando la sfera intima delle malcapitate, il tutto in maniera viscida e meschina. In alcuni casi ha persino utilizzato degli indirizzi mail fittizi e generici come “analisiclinichelaboratorio@gmail.com” per inviare inesistenti referti alle vittime, e mascherare il vero, malato, obiettivo.

In tante hanno presto subodorato la truffa, tra chi non ha eseguito esami diagnostici di recente, chi viene seguita da medici che conosce bene e chi ha subito trovato strano il comportamento dell’uomo.

Tra le testimonianze più angoscianti che Noemi De Vitis riporta nelle sue stories, il caso di una donna leccese della quale il molestatore conosceva nel dettaglio la storia clinica e il numero dei figli, usando dei presunti problemi oncologici per terrorizzare la vittima ed estorcerle dettagli intimi.

Di una donna di Casarano, conosceva addirittura chi l’aveva accompagnata alla visita, ed i numeri di telefono dei suoi familiari; altre donne hanno riportato di aver ricevuto le chiamate presso i luoghi di lavoro, sempre quando si trovavano da sole; come se il molestatore potesse “spiarle”.

Non si tratta dunque di “scherzi”, ma di un molestatore sessuale organizzato e metodico, che ha accesso a delle informazioni confidenziali ed estremamente personali, il che fa pensare alla sua appartenenza a qualche istituzione medica, o alla sua capacità di introdursi in maniera illecita in database sanitari (cosa che aprirebbe delle ripercussioni ancora più gravi).

Perché non ne sappiamo nulla? Perché le trasmissioni televisive piene di opinionisti non ne parlano? Perché le autorità  non hanno divulgato informazioni utili per cercare di fermare quest’uomo che sta letteralmente spaventando e rovinando la vita di decine di donne?

Perché, come riportato anche da Noemi, alle vittime che decidono di denunciare viene risposto che “finché non ci sono minacce di morte, non si può intervenire”.

Quindi non dobbiamo spaventarci se uno sconosciuto ci chiama conoscendo il più piccolo particolare della nostra vita intima, e della nostra salute? Se vióla il rapporto di fiducia che deve esistere fra paziente e medico, vióla la nostra intimità e i nostri affetti? Se spaventa le nostre figlie, le nostre sorelle, le nostre madri? Se “violenta” la nostra tranquillità e ci fa sentire insicure ovunque andiamo, perché esiste la possibilità che qualcuno ci osservi?

Per molte donne, non è “uno scherzo”, e non dovrebbe esserlo per la società tutta: la nostra domanda è, ma alle Asl coinvolte, agli ospedali, va bene che un criminale si spacci per loro, utilizzando i dati dei loro pazienti? Perché in un Paese che si batte per il sacrosanto diritto alla privacy, quello delle donne molestate è meno importante?

Nel frattempo anche una ragazza di Brescia ha ricevuto lo stesso trattamento, mentre da una testimonianza, pare che quest’uomo vada avanti dal 2013.

Otto lunghi anni di molestie sessuali.

Quanto dovremo aspettare affinché sia fermato?

Intanto Noemi De Vitis sul suo profilo Instagram  continua la sua battaglia per raccogliere testimonianze e procedere a fare una denuncia collettiva.

“Bisogna fare la massima attenzione, e se avete il sospetto di aver ricevuto questo trattamento, non spaventatevi e parlate: non siete sole.”