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“Marine leccesi: da gioiello a luogo di degrado?”

LECCE – “La tanto desiderata valorizzazione delle marine leccesi come veri e propri quartieri della città non è ancora stata attuata e ad oggi possiamo constatare solo abbandono e incuria” , affermano i membri della Rete di Associazioni “Insieme per l’Ambiente e il Territorio”, composta da ben 10 associazioni (ACCADEMIA KRONOS Lecce, ADS 3OCEANI, ATA-PC Lecce, CITY ANGELS Lecce, CLEANUP Surbo-Giorgilorio, COA, DACCI UNA ZAMPA, ENDAS Lecce Comitato provinciale, ENPA Lecce, GREEN WAVE SALENTO) che, quotidianamente, vivono il territorio e si trovano davanti scenari impressionanti di un luogo martoriato e maltrattato.

“Purtroppo, l’attenzione per il ritiro dei rifiuti non ha lo stesso valore che ha in città. Inoltre, tenendo conto che Torre Rinalda, Spiaggiabella e Torre Chianca rientrano nell’area protetta del Parco Naturale Regionale “Bosco e Paludi di Rauccio”, la questione diventa alquanto scottante, perché spesso gente senza scrupoli, pur di far sparire i propri rifiuti, appicca il fuoco provocando gravissimi incendi – continuano dalla Rete – In ogni angolo delle marine vige la “legge di nessuno”, non solo rifiuti abbandonati ovunque, ma parcheggi selvaggi sulle dune e c’è anche chi ha pensato bene di realizzare, nei pressi della propria abitazione, la spiaggia privata chiudendo l’accesso con cemento e installando ombrelloni, in barba a ogni ordinanza balneare. Questi luoghi dovrebbero essere considerati “sacri” più della stessa città alla quale appartengono e anche i cittadini, che abitano nelle marine tutto l’anno, devono poter godere degli stessi diritti e dello stesso rispetto di cui godono coloro che abitano nel centro urbano.”

E concludono – “Ci siamo resi conto che l’attenzione posta dalle Istituzioni non è sufficiente per arginare tutti i problemi evidenziati, non sono sufficienti le risorse messe in campo e le azioni di contrasto effettuate fino a questo momento, non bastano le giornate di pulizia organizzate dalla stessa amministrazione e dalle associazioni con i propri volontari, occorrono più risorse, più controlli severi e costanti, più sinergia da parte di tutti per evitare che le marine leccesi dal tanto decantato fiore all’occhiello diventino un luogo di totale degrado.”