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Discarica di Burgesi. Da domani al via le analisi dell’Arpa sui pozzi-spia

 

Pozzi-spia alla discarica di Burgesi: al via, a partire da domani il Piano approvato dalla commissione Ambiente della Regione, elaborato dal responsabile del Dipartimento leccese di Arpa, Roberto Bucci (istruttore tecnico per la relazione alla Procura della Repubblica) che prevede di effettuare le analisi 4 volte l’anno, inserendovi anche il Pcb. La legge attuale, infatti, prevede il campionamento sui pozzi delle discariche una sola volta l’anno e non comprende la ricerca del Pcb.  La concentrazione dei policlorobifenili sarà misurata nei laboratori Arpa di Taranto. Si parte dai cinque pozzi spia della discarica e si passerà, successivamente, ai pozzi nei pressi della Burgesi.

Nel sopralluogo del 9 gennaio scorso i tecnici di Arpa hanno verificato che la discarica è stata incapsulata dalla Monticava (società che gestisce l’impianto), impermeabilizzata, chiusa bene e isolata dal fondo e dalle acque meteoriche con una robusta guaina. «Acque meteoriche – ha chiarito  l’ingegnere Bucci– che oggi non interferiscono con il contenuto della discarica, dato che è impermeabile. Le acque piovane hanno un loro percorso che le incanala fuori dalla guaina».

Perché questo dettaglio? «Serve a precisare –  spiega l’ingegnere Bucci – che l’eventuale percolato che si genera è solo quello che produce il rifiuto all’interno della discarica. E per la legge n.36/1994, il rifiuto organico è considerato speciale non pericoloso, come il compostaggio».

In sede di ispezione, Arpa aveva già verificato che il percolato che si produce dai rifiuti era pochissimo. «Tanto che –  riferisce Bucci  – i gestori, che hanno l’obbligo di raccogliere il percolato una volta al mese, lo raccolgono ogni due mesi visto che se ne produce pochissimo».

Dichiarazioni rese nei giorni scorsi all’associazione “Salute Salento” dal responsabile del Dipartimento leccese di Arpa.

“Il percolato – ha spiegato Bucci – è un rifiuto che non ha limiti di legge e che va smaltito”. Ma nel corso del sopralluogo del 19 gennaio, alla presenza del governatore Emiliano, c’è stato un fraintendimento, sottolienano i refenti di Salute Salento: è stato paragonato il limite del Pcb nel percolato (che non esiste) con il limite del Pcb presente nell’acqua di falda (che è di 10 picogrammi/litro). “Nei sopralluoghi, sia la Procura, sia Arpa, hanno chiarito che il Pcb è presente nel percolato e non nell’acqua di falda. E che fine hanno fatto i 600 fusti di Pcb di cui ha parlato l’imprenditore pentito Rosafio? Sono ancora all’interno della discarica incapsulata dalla guaina?”.

«E’complicatissimo trovarli – spiega il responsabile di Arpa Lecce – Ammesso che il “testimone” stia dicendo il vero, se così fosse, 30 viaggi circa su camion, con 20 fusti ciascuno, non possono passare inosservati all’ingresso della discarica.

 

Roberto Bucci

E come si pensa di localizzare questi «fantomatici» fusti? La Procura ha già detto che non occorre squarciare la robusta guaina della discarica per ricercare i fusti.  «Non si deve rompere l’incapsulamento, né vanno ricercati i fusti – ha sostenuto nei giorni scorsi il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone –  Non serve. Lo stato della discarica ce lo può dire solo un’attenta analisi e la caratterizzazione del rifiuto. La bonifica – aggiunge – è ricompresa per legge.   Costi quel che costi. Perché sono loro (i gestori e altri soggetti– ndr.) che hanno inquinato. Non può gravare questo sulla collettività».

Da parte sua Arpa si è resa disponibile a ricercare il Pcb, senza sfregiare la discarica.

«La prima cosa che ho pensato di fare per accertare la presenza dei fusti, è un’indagine con georadar e apparecchiature di rilevamento che dovrebbero marcare una discontinuità – spiega Bucci – Ma le informazioni sulla presenza di metalli sono rese poco attendibili visto che il telo è fatto con delle fibre metalliche che avrebbero distorto i risultati».

«Il nostro piano – conclude Bucci – prevede le analisi dell’acqua nei 5 pozzi di Burgesi (a monte e a valle della discarica secondo la direzione di falda – ndr.). Se troviamo il Pcb a monte, evidentemente non può essere attribuito alla discarica, ma, probabilmente, a pesticidi, fitofarmaci e ad altri rifiuti inquinanti. Se invece il Pcb verrà individuato nei pozzi a valle, la principale indiziata sarà la discarica».